bright

Conservo cose da dirti anche se poi non te le dico mai. Come di quei due fidanzati che volevano fare il giro del mondo in bicicletta e sono morti ammazzati in Tagikistan, te ne volevo parlare e discutere sul fatto se potessero aver fatto in tempo a dirsi un’ultima volta che si amavano e poi magari ce lo saremmo detti noi al posto loro. Conservo tutti questi fatti di cui discutere con te e fingerci le cose, perlopiù sono fatti di gente morta, perché a me, come sempre, è la fine delle cose che interessa. Poi conservo anche canzoni che non ti farò mai sentire. Tutte cose vuote a perdere come l’esatta definizione di legame covalente e legame dativo, che non ho più motivo di andare a rivedermi.
A gennaio del 2016 ho raggiunto il massimo della mia bellezza (strano che fosse gennaio, uno direbbe più maggio, giugno o al massimo luglio), l’ho deciso io ed era vero, ricordo che ho pensato davanti allo specchio: Guardati, non sei mai stato e  non sarai mai più bello di così. Mi dispiace che te lo sia perso, pensandolo ho provato profonda nostalgia per me stesso, come provavo nostalgia per l’Impero Romano all’epoca di Traiano, quando raggiunse la massima espansione. Quando leggevo questa cosa provavo nostalgia per l’Impero che da lì in poi sarebbe stato sempre un po’ più piccolo, o forse era Adriano? non ricordo più bene neanche questo, certo… mi basterebbero pochi secondi e controllare su Wikipedia, ma trovo una barbarie questa cosa di andare a controllare, credo nel valore della conoscenza e cioè… se sapere le cose è un valore deve esserlo necessariamente anche il non saperle, va bene non sapere le cose, dobbiamo imparare ad accettarlo. Un tempo era più facile, in casa c’era l’enciclopedia e se quella cosa che volevi sapere non la trovavi lì pace, dovevi accettarne l’ignoranza. Da poco ho letto Le mille luci di New York dove il protagonista fa la verifica della veridicità di ciò che viene scritto negli articoli di una rivista, siamo negli anni 80 e internet non c’era quindi controllare certi fatti poteva essere anche molto complicato.
Oggi nessuno controlla più se le cose siano vere.
Ero partito dalle cose che volevo dirti, ecco… ho letto Le mille luci di New York, che erano trent’anni che volevo leggere, da quando vidi il film al cinema, avevo diciott’anni, ricordo che andai soltanto perché c’era Michael J. Fox e che non mi piacque, lo trovai sciatto e deprimente, mentre leggevo il romanzo mi ha sorpreso come ricordassi vividamente molte delle scene del film.
Ho rivisto anche il film, non era così male.

 

Annunci

infinite playlist

Vorrei le canzoni che mi son piaciute tutte sul palmo della mano, sempre a mia disposizione, le vorrei tutte simultaneamente.

Sul palmo della mia mano vorrei anche tutte le poesie che mi son piaciute, anch’esse sempre a me presenti.

Anche tutte le persone che mi sono piaciute vorrei sempre sul palmo della mano.

Tutte queste cose quì, sul palmo della mia mano.

Vorrei anche gli oggetti che mi è piaciuto tenere in mano, quegli oggetti belli lisci che fa piacere tenere in mano, come le pipe, le penne, i coltelli o i sassi (quelli lisci però).

Questi oggetti vorrei tenerli in mano e passarmeli tra le mani, ma allora dovrei posare tutte le altre cose e probabilmente mi servirebbe una mensola o qualcosa del genere così da averle comunque sott’occhio. Ecco, direi che mi andrebbe bene il davanzale di una finestra, di quelli larghi dove nelle riviste di arredamento ci mettono su i libri.
Sì, credo che le poserei lì.

a casa

Oggi cerco la noia, la trovo nel maglione dismesso in finto cashmere che adesso uso in casa, quando succedono cose non mi va.
Oggi non faccio succedere niente, tv, Roads dei Portishead in loop, Roads dei Portishead in loop, Roads dei Portishead in loop, Roads dei Portishead in loop.
Il maglione è morbido anche se in finto cashmere, dentro ci sto bene e fuori non succede niente. Dobbiamo trovare la dimensione per stare bene anche senza parlare. Ritrovare.
Accendo la tv, la noia come il cashmere, dentro non succede niente, tutto a posto. Roads in loop.

supernova – isabella santacroce

Patetico è qualsiasi sforzo, teso a dimenticare, anche solo un millimetro di dolore.

la vita ti parla solo se le punti una pistola alla testa.

Le ho chiesto se vomitava, mi ha risposto che anche se non mangi, hai dentro qualcosa.

Le paure svaniscono, diventano spiriti, se le accarezzi

Tu sei l’uragano che mi ha strappata alla vita, e io volo divelta dalla tua noncuranza, verso la perdita della mia limpidezza.

Pensa che bello, noi così liberi, non avrei più paura di niente, nemmeno di vivere.

non voglio diventare vecchia. Se divento vecchia, mi uccido. Non voglio diventare uno zombie, e non voglio nemmeno diventare un’adulta, voglio diventare un fiore.

Ma quando si diventa adulti?
Io Divna non l’ho mai capito, forse quando guardi i ragazzi, e vedi il tuo scheletro.

Non avevo mai pensato che potevo salvare qualcosa, nemmeno me stessa.

l’amore è diventato una cosa per pazzi, un disturbo della personalità.

la famiglia è una malattia mentale.

non diventeremo mai vecchi. Rimarremo sempre così, perché ci hanno uccisi prima di farci crescere, ma siamo risorti. Ora siamo angeli, e rimarremo giovani, per sempre.

Ti sorride, gli piaci, tra poco ti ama.

La tenerezza è una lama di zucchero.

Dice se avete bisogno, chiamatemi. Non so cosa rispondergli, vorrei dirgli dopo ti chiamo.

Crescere è un assassinio, non esistono altre parole, ti ritrovi a camminare sullo scheletro dei tuoi ricordi, la tua vita diventa un cimitero, e tu la bara di tutto.

fumava guardandoci, severa, protetta da un’aridità che custodiva come un tesoro, forse il suo ultimo, e il più prezioso, che usava con abilità, perché fosse salvezza.

ho capito che cosa accade quando si è adulti, arriva la consapevolezza di non valere più niente, di essere solamente i reduci di una sconfitta.

La purezza è buio che ha un lampo dentro.

Hai presente? Come quando vivi, ma non ci sei più.

Come si fa a diventare felice? Sono di gomma. Forse se bevo divento di carne. Ho il riflesso in un fiume.

non si raggiungono i sogni, camminando sugli incubi.

Hai mai sofferto così tanto da piegare il tuo cuore? Io sì, l’ho visto in ginocchio, chiedermi aiuto.

 

mali

Guardo il Mali su Google Earth, foreste a sud e deserto a nord, il Sahara.
Gli abitanti del Mali si chiamano maliani, i malesi invece stanno in Malesia, del Mali conosco i Tinariwen e Ali Farka Touré, in Mali c’è una grandissima tradizione musicale e si fa il blues, i più grandi musicisti d’Africa vengono dal Mali.
Il blues originato dai canti degli schiavi d’America parlava di perdita, separazione e lontananza e sempre di schiavitù si parla oggi.
Poi dal Mali c’è chi scappa verso l’Europa, attraverso il deserto, hai mai attraversato il deserto? Come nei film, come nelle comiche, non credo faccia ridere il deserto.
Penso alla poesia “Il puma” di Raymond Carver di lui che si stupisce perché un puma lo guarda, guarda proprio lui, avere la sua considerazione, la bellezza di una belva, tutto il valore dell’abbandono che rende ridicolo chi viene osservato da una belva.
Attraversare il deserto e poi il mare, che in Mali non c’è il mare, e non trovare niente dall’altra parte, solo altro deserto.
Cosa ha più valore la mia vita o quella del puma? Il puma, senza esitazione sceglierò sempre il puma.